Cinquanta milioni di anni fa, quando la Pianura Padana era un braccio di mare della Tetide, le sommità dei Colli Berici segnavano l'orizzonte come un arcipelago corallino. È questa la genesi dei rilievi calcarei che s'innalzano a sud di Vicenza: rocce bianche e terre rosse, che già in età romana si sono dimostrate ideali per la vigna, l'ulivo e i prodotti ortofrutticoli.
Il luogo che meglio testimonia di questa vocazione è Barbarano, dove il gotico palazzo dei Vicari sta a dimostrare l'interesse che il vescovo di Vicenza nutriva per i vini locali: una tradizione che si traduce nelle odierne etichette Doc. Sei per i bianchi: Chardonnay, Garganega, Pinot Bianco, Sauvignon, Tocai Italico e Spumante. Tre per i rossi: Cabernet, Merlot e Tai Rosso. Quest'ultimo, da uve Grenache, è il vino più quotato dei Colli, tanto che è prevista una specifica geografica per la produzione di Barbarano.

A questa produzione è dedicata la Strada dei Vini dei Colli Berici (Lonigo, via Garibaldi 1, www.stradavinicolliberici.it), che descrive un anello seguendo la linea d'incontro di piano e collina tra vigne e coltivi. Ville e borghi storici forniscono l'alibi culturale per un'escursione enogastronomica da ricordare. I punti di riferimento del tracciato sono Barbarano e Lonigo, le due Città del Vino che fungono rispettivamente da porta di levante e di ponente dei Berici.
Lungo la strada è uno stillicidio di produzioni tipiche: i funghi di Costozza e i piselli di Lumignano; le ciliegie di Castegnero e le erbe spontanee; il Grana Padano di Barbarano e i caprini di Montegalda; l'olio extravergine d'oliva e il tartufo nero di Nanto; il Prosciutto Veneto Berico-Euganeo; i salumi e il pane di Arcugnano; la patata dorata delle terre rosse del Guà e il radicchio rosso di Asigliano; il riso e il mandorlato di Lonigo; il vino Syrah e le grappe... Diverse le cantine quotate; buona la compagine delle osterie; numerosi i nomi di spicco tra i ristoratori dei Colli.

 

(testi tratti da Touring Club Italiano)

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